Cucina di montagna
La cucina di Tagliacozzo nasce dall’incontro tra dispensa contadina, pascoli, bosco e prodotti del Fucino. È una tavola sostanziosa, fatta di pasta tirata a mano, legumi, cotture lente e sapori stagionali. Alcuni piatti sono strettamente locali, altri appartengono alla più ampia tradizione marsicana o abruzzese: tutti aiutano a capire questo territorio molto meglio di qualsiasi souvenir.
Vedi i link a piè di pagina ↓- Polenta, spuntature e salsicce
- Uno dei piatti più riconoscibili delle tavole d’inverno: polenta morbida con sugo di pomodoro, spuntature di maiale e salsiccia. Nella tradizione marsicana può arrivare nelle scifelle di legno ed essere condita anche con pancetta, cotiche o legumi.
Vedi i link a piè di pagina ↓ - Gnocchetti acqua e farina con i ceci
- Pasta povera nel senso più nobile del termine: farina, acqua e manualità, servite con ceci, aglio ed erbe aromatiche. Nella stessa famiglia stanno le sagne e ceci e le sagne pelose, paste senza uova dalla superficie ruvida, nate per trattenere zuppe e sughi.
Vedi i link a piè di pagina ↓ - Ravioli giganti al mosto cotto
- Un classico ormai legato alla ristorazione di Tagliacozzo: grandi ravioli di pasta fresca, spesso ripieni di ricotta e spinaci, conditi con burro e salvia, parmigiano e una nota agrodolce di mosto cotto. Più che una reliquia medievale, è una specialità locale contemporanea diventata identitaria.
Vedi i link a piè di pagina ↓ - Pasta, asparagi selvatici e sapori del bosco
- In primavera compaiono fettuccine, sagne e paste fresche con asparagi selvatici; tra fine estate e autunno dominano porcini e tartufo nero locale. Sono ingredienti stagionali: la loro presenza autentica nel menù dipende dal raccolto, non dall’umore del congelatore.
Vedi i link a piè di pagina ↓ - Pizza rabburitata di San Giovanni
- Specialità dell’area di San Giovanni e Sante Marie, preparata con farina gialla e bianca e un ripieno ricco di salsiccia paesana, ricotta, formaggio primo sale e grana. Il nome corretto attestato localmente è “rabburitata”: una pizza rustica, compatta e generosa, particolarmente presente nelle feste e nelle sagre autunnali.
Vedi i link a piè di pagina ↓ - Pallotte cace e ove
- Polpette senza carne a base di formaggio, uova e pane, prima fritte e poi lasciate insaporire nel sugo di pomodoro. Sono una grande specialità abruzzese, diffusa anche nella Marsica, nata dalla capacità contadina di costruire un piatto importante con ingredienti semplici.
Vedi i link a piè di pagina ↓ - Cacciagione e lunghe cotture
- Cinghiale, cervo e lepre compaiono in ragù, brasati, spezzatini e pappardelle, spesso accompagnati da polenta, porcini, castagne o vino rosso. Alla tradizione pastorale appartengono anche agnello cacio e ovo, capra alla pecorara e pecora ajo cotturo: piatti intensi, non esattamente pensati per chi ordina “solo un’insalatina”.
Vedi i link a piè di pagina ↓ - Arrosticini, pecora e brace
- Gli arrosticini sono il simbolo regionale; nelle trattorie e nelle grigliate si incontrano anche braciole e costolette di pecora o agnello, salsicce e carni alla brace. Conviene distinguere il piatto abruzzese nel suo insieme dalle preparazioni specifiche di Tagliacozzo, che cambiano da famiglia a famiglia.
Vedi i link a piè di pagina ↓ - Orapi, porcini e tartufo
- Gli orapi — spinaci selvatici di montagna — entrano in frittate, zuppe, focacce e paste ripiene. Porcini, altre varietà di funghi e tartufi profumano primi e secondi soprattutto in stagione. La raccolta è regolamentata: nei piatti conta l’origine dichiarata, non soltanto l’aggettivo “locale” scritto in corsivo.
Vedi i link a piè di pagina ↓ - Patate del Fucino e altri prodotti marsicani
- La Patata del Fucino IGP è il prodotto agricolo più celebre della Marsica: ottima al forno, fritta, negli gnocchi, negli impasti e accanto alle carni. Completano la dispensa la Carota dell’Altopiano del Fucino IGP, ceci, cicerchie e lenticchie di montagna, mais, ricotte e pecorini, miele, castagne e olio della Valle Roveto.
Vedi i link a piè di pagina ↓ - Nevole o nivole
- Le ferratelle nel territorio di Tagliacozzo sono chiamate nevole e, a San Donato, anche nivole. Le cialde cotte nel ferro possono essere semplici, profumate all’anice oppure accoppiate e farcite con miele e noci. Sono dolci domestici, da credenza, con tante varianti quante sono le cucine di famiglia.
Vedi i link a piè di pagina ↓ - I mostaccioli delle monache
- Nel monastero benedettino dei Santi Cosma e Damiano le monache custodiscono ricette documentate tra Cinquecento e Seicento. I loro mostaccioli sono rombi di pasta lievitata con un ripieno aromatico di mandorle, cacao, caffè e liquori; non sono biscotti industriali travestiti da tradizione e la disponibilità va verificata direttamente.
Vedi i link a piè di pagina ↓ - Cavallucci, palommelle e dolci secchi
- Per la Festa della Benedizione, la domenica dopo Pasqua, le monache preparano cavallucci per i bambini e palommelle per le bambine, con un impasto vicino a quello dei mostaccioli. La pasticceria locale comprende inoltre biscotti secchi profumati di anice o mosto, ciambelle, croccanti di noci e miele e conserve del monastero.
Vedi i link a piè di pagina ↓ - L’infornata
- Con questo nome locale si indica la ricotta dolce cotta al forno: un dessert essenziale, morbido all’interno e appena brunito in superficie, legato alla disponibilità della ricotta fresca. Come molte preparazioni domestiche non possiede una formula unica; zucchero, uova, agrumi o aromi possono cambiare secondo la casa.
Vedi i link a piè di pagina ↓ - Altri dolci della Marsica
- Nel periodo natalizio si trovano caggionetti o cauciunitti, ravioli fritti ripieni di ceci e cacao, castagne, miele o confettura d’uva; sono diffusi anche cicerchiata, mostaccioli abruzzesi, mandorle o noci “atterrate” e dolci di mosto cotto. A Pasqua compaiono fiadoni, pizze dolci e figure rituali decorate.
Vedi i link a piè di pagina ↓ - Come assaggiare senza sbagliare
- Trattorie, forni, mercati e sagre non propongono tutto durante tutto l’anno. Chiedere cosa è fatto in casa, cosa è di stagione e da dove arrivano funghi, tartufi e carni è il modo migliore per distinguere una cucina del territorio da un menù semplicemente ambientato in montagna.
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